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Posta sul versante occidentale dell’Aspromonte, Calanna, è stata fin dall’antichità teatro di scontri e di battaglie. L’etimologia del nome Kale amu(n)a (= bel riparo o difesa) induce a pensare che essa sia di origine bizantina e che sia erede di una celebre e misteriosa città del tempo dei Romani, Columna Regina, scomparsa dopo il VI secolo d.C.
Interessanti reperti archeologici e la presenza di tombe con gli enkolpia e gli steatiti testimoniano, comunque, la sua esistenza come centro abitato già dal VI – VII secolo a. C. anche se allora aveva probabilmente un altro nome.

In epoca medievale fu terra baronale di Calabria Ultra, con annessi numerosi casali, il cui territorio corrisponde a quello degli attuali comuni di Calanna, Laganadi, S.Alessio e Santo Stefano in provincia di Reggio Calabria. Ebbe a lungo vicende comuni con la vicina baronia di Fiumara di Muro, da cui si separò nel 1650. Nel 1377 fu venduta dalla Regina Giovanna I d’Angiò al conte di Sinopoli Fulcone Ruffo di Calabria in quietanza della somma di 8000 fiorini d’oro che il conte aveva speso per il mantenimento di soldati in servizio del Regno. Dal Regesto Vaticano di p. Fr. Russo (vol. II, p.67, n. 8375) apprendiamo che il Pontefice Gregorio XI confermò la suddetta vendita con una bolla del 31 dicembre 1377 in cui si affermava: Confirmatio venditionis per Johannam, reginam Siciliae, cum deliberatione et approbatione sui consilii, N.V. Fulconi Ruffo de Calabria, Comiti Sino polis, pro se et suis utriusque haeredibus factae de terra et castro Calannae, in provincia Calabriae consistentibus, cum hominibus, vassallis, fortaliciis, iuribus … sicut dicta Regina tunc habebat et habere poterat…(1) Ai Ruffo di Sinopoli rimase fino al 1480 quando divenne demaniale e fu infeudata ai Carafa, che la tennero fino al 1548. Passata ai De Francesco, nel 1608 fu acquistata, per la somma di 130.000 Ducati, dai Ruffo di Scilla ed a questi appartenne fino all’eversione della feudalità nel 1806.

In posizione dominante il centro abitato e lo stretto di Messina sorge il Castello. Esso fu edificato nel X secolo dai Bizantini e fu più volte ristrutturato ed adattato alle esigenze dei tempi. Citato nei registri della Corte Angioina del 1276, all’inizio ebbe presumibilmente una pianta ottagonale. Oggi rimangono pochi tratti della cinta muraria intervallata ogni 28-30 metri da tre torri quadrangolari, il fossato ed alcune cisterne. Altri ruderi fanno ritenere agli studiosi che il maniero era dotato di due ingressi rispettivamente collocati sui lati sud e nord dell’altopiano collinare attiguo alla cinta. Sono ravvisabili, inoltre, quattro ambienti presso il torrione ad angolo, tre dei quali erano forse utilizzati come cisterne idriche. I materiali di costruzione consistono in calcare locale, laterizi e coppi frantumati. Le condizioni attuali del fortilizio non consentono di auspicare alcuna utilizzazione possibile, nonostante ciò anche in tempi recenti sono state condotte delle campagne di scavo per far riaffiorare i brandelli di un passato ancora tutto da recuperare e valorizzare.
     

     

     

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