|
|
|
Caulonia: Castello di Castelvetere IX secolo
|
|
|
  | Επιστροφή
|
|
Situata su un colle a 280 metri sul livello del mare l’antica Caulonia fu fondata probabilmente nel VII secolo a.C. durante la colonizzazione greca dell’Italia Meridionale(1).
L’etimologia del nome(2) risalirebbe secondo Ecateo di Mileto al greco Aulon (valle) che sarebbe poi stato modificato in Caulon ed infine in Caulonia. Questa interpretazione troverebbe giustificazione nel ritrovamento di una moneta che presenta sul dritto il cervo, motivo ricorrente nelle monete di Caulonia, e sul rovescio le lettere AUL, iniziali di Aulon. Secondo Licofrone, invece, il paese si sarebbe originariamente chiamato Cleta (dal nome di un’amazzone sbarcata presumibilmente in questi luoghi) divenuto Caulonia in onore del figlio di lei, l’eroe leggendario Caulo. Da ultimo il Giannelli riconduce l’espressione a kaulós (fusto) per la cospicua presenza sul territorio di piante dal fusto eretto.
Nel Medioevo assunse e mantenne fino al 1863 il nome di Castelvetere (dal latino castrum vetus) e per contrastare le frequenti incursioni saracene si dotò di un’imponente cinta muraria e di un castello. Fu terra di Calabria Ultra, con annessi numerosi villaggi in parte distrutti, e comprendeva gli attuali comuni di Caulonia, Fabrizia, Mongiana e Nardopace. Per quanto riguarda la feudalità Pellicano Castagna, nella sua Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, sostiene che Castelvetere è stata spesso confusa con altre terre dello stesso nome e che le sono stati impropriamente attribuiti come feudatari, fra gli altri, Malgerio Altavilla ed i Filangeri. Al contrario signori di queste contrade sarebbero stati il noto e fedelissimo sostenitore e seguace di re Manfredi di Svevia, Galvano Lancia, Matteo De Era o De Area, Scarano di Taranto, Anselmo o Ansolino De Caprosia, i Ruffo di Calabria,Galeotto Baldaxi, Antonio Centelles, e la nobilissima famiglia dei Carafa.
In posizione dominante l’abitato, il Castello(3), edificato nel IX secolo, aveva una pianta irregolare ed era provvisto di un fossato, di un ponte levatoio in legno, di cortine e baluardi. Abbandonato nel XVII secolo il complesso fu adibito a carceri ed ospitò, nella seconda metà del Cinquecento, il filosofo stilese Tommaso Campanella, imprigionato, dopo la famosa congiura, ed interrogato dal fiscale Luise Xeragna. Fu distrutto dal terremoto del 1783 e divenne ricovero per le greggi fino a quando nell’aprile del 1842 i suoi ruderi furono censiti ad Ilariantonio Taranto che trasformò il ponte levatoio in legno in ponte fisso di calce e pietre e vi impiantò un filatoio di seta destinato però a breve vita. Nel 1874 il maniero fu inventariato tra i beni del farmacista Gallo, i cui eredi lo diedero in enfiteusi a Guglielmo Scalisi che lo tenne almeno fino al 1930 quando dai resti della fortezza sono state ricavate due abitazioni. Per questo motivo allo stato attuale non è consentito effettuare visite all’interno della vecchia cinta né si conoscono provvedimenti relativi ad una possibile ed alternativa utilizzazione.
|
|
|
|
|